RUSSIA E UCRAINA: L’INTERVISTA DELLA CNN A REPASS

Bergen e Repass

Ieri è stata resa pubblica l’intervista rilasciata dal generale Repass a Peter Bergen. Gli argomenti trattati risultano di fondamentale importanza per comprendere il complesso scenario che si muove intorno alla terribile invasione dell’Ucraina.
Il generale Mike Repass  è l’ex comandante delle operazioni speciali statunitensi in Europa e ha svolto il ruolo di consigliere dell’esercito ucraino negli ultimi sei anni. È anche un autorevole membro delle Global Special Operations Forces, (Organizzazione senza scopo di lucro fondata per offrire soluzioni alle minacce globali di qualsiasi natura; N.d.R.). Nel mese di aprile ha visitato la Polonia e l’Ucraina occidentale per farsi un’idea sull’andamento della guerra.

L’autore dell’intervista, Peter Bergen, collabora come analista della sicurezza nazionale con l’emittente televisiva CNN; è vicepresidente della “New America” (think tank statunitense fondato nel 1999, specializzato nelle analisi socio- politiche, economiche, militari ed energetiche; N.d.R); è docente di “Pratica” presso l’Università statale dell’Arizona (Ruolo specialistico che tende a supportare gli studenti più dotati, al fine di svilupparne le doti di leadership e proiettarli efficacemente nel mondo del lavoro con ruoli prestigiosi; N.d.R.)

B. Cosa ha compreso nel corso del suo recente viaggio?
R. Che l’Ucraina ha ancora bisogno di molto aiuto;  che la Nato si sta muovendo troppo lentamente; che non abbiamo visibilità su cosa succede all’equipaggiamento militare quando entra in Ucraina. La fornitura di attrezzature militari è personalizzata anziché professionalizzata. Si stabiliscono le priorità di distribuzione e, da quanto ho potuto osservare, tali priorità non si basano sulla comprensione dei tassi di consumo, delle operazioni future o dei dati oggettivi. Si basano sulle decisioni del comandante della brigata X o del settore Y che chiama e dice: “Ehi, ho bisogno di 27 missili Javelin“. Non è così che si gestisce la logistica in tempo di guerra. Si dovrebbe stabilire con precisione il livello di consumo delle singole risorse materiali: carburante, munizioni, batterie, etc.

B. Si può ipotizzare uno scenario bellico che vada avanti all’infinito?
R. I tre scenari futuri più ovvi sono i seguenti: la Russia vince la guerra; l’Ucraina vince la guerra; indefinita situazione di stallo. Il primo e il terzo scenario, di fatto, costituiscono una vittoria per la Russia. In caso di stallo, infatti, la Russia rivendicherebbe la vittoria e continuerebbe ad occupare buona parte del territorio ucraino per un tempo non facilmente quantificabile. Non proprio una vittoria totale, ma comunque una vittoria. Cosa stiamo facendo noi occidentali, quindi, affinché non si verifichino le due opzioni favorevoli alla Russia? Al momento stiamo inviando molte armi all’esercito ucraino affinché possa difendersi dall’aggressione, ma il vero problema è che il Paese ha bisogno di risorse aggiuntive (militari, N.d.R.) per cacciare la Russia dall’Ucraina.

B. Perché?
R. Perché l’esercito ucraino non è in grado di respingere l’offensiva: servono più equipaggiamento, una maggiore potenza di fuoco e soldati addestrati. La Russia avrà sempre forze numericamente superiori, ma non necessariamente “migliori”. Ricordiamo cosa disse Stalin: “La quantità ha una qualità tutta sua”. Oramai è chiaro a molti che questa battaglia di logoramento  prima o poi evolverà a vantaggio della Russia. Per impedirlo occorre potenziare l’esercito ucraino. Penso che vi sia una crescente consapevolezza tra i Paesi della Nato e la comunità internazionale sulla necessità di meglio sostenere la lotta dell’Ucraina indebolendo la Russia con un più efficace rafforzamento dell’esercito ucraino,  scoraggiarla ulteriormente  aumentando le nostre capacità (interne agli USA, N.d.R.) e quelle della Nato,  ridurne  la capacità offensiva e fare in modo che venga sconfitta sul campo. Ciò può avvenire solo costruendo una forza di riserva strategica e operativa che consenta all’Ucraina di svolgere operazioni offensive per cacciare i russi e proteggere i propri confini.

B. In che modo si dovrebbe realizzare questo progetto?
R. Stati Uniti, Francia, Polonia, Regno Unito e Germania devono fornire all’Ucraina, ciascuno per proprio conto,  ciò che serve ad armare in modo efficace una intera Brigata. Questi Paesi hanno una significativa capacità militare e potrebbero meglio equipaggiare (in tutti i sensi, N.d.R.) l’esercito ucraino, contribuendo anche a un migliore addestramento militare (per un più efficace utilizzo delle armi fornite, N.d.R.)
Si tratterebbe, quindi, di costituire efficacemente cinque brigate in cinque settori operativi, che combatterebbero con equipaggiamento occidentale, secondo le tattiche di guerra occidentali, disponendo di tutto ciò che serve per lo scontro aria-terra, a cominciare dai carri armati NATO- interoperabili (capaci di essere utilizzati da tutti i militari dei Paesi aderenti alla Nato, N.d.R.),  supporto aereo ravvicinato e difesa aerea. Un processo che si può attuare in sei-otto mesi.

B. Cinque brigate non sono troppe?
R. No. Una brigata è composta da circa ottomila soldati. Parliamo, quindi, di quarantamila soldati. Credo che gli ucraini siano in grado di reperirli, vista l’attuale emergenza nazionale. Storicamente, quando un esercito occidentale si è scontrato con un esercito rifornito dai russi, quest’ultimo è stato completamente annientato da un numero inferiore di forze. Ciò avvenne, per esempio, durante la prima guerra del Golfo, quando l’esercito americano distrusse gran parte dell’esercito di Saddam Hussein, in Kuwait. Gli armamenti occidentali hanno un significativo vantaggio qualitativo rispetto all’equipaggiamento russo. I rapporti di forza, pertanto, variano sensibilmente quando si tratta di confrontare le rispettive risorse. (Si parla di armi ed equipaggiamenti tradizionali. Non vi è alcun riferimento alle armi atomiche. Per meglio inquadrare il pensiero, tuttavia, va considerato che Repass fa riferimento a “eserciti sostenuti dai russi”. In questo caso, però, è l’esercito russo in campo e ciò mina non poco le sue conclusioni; N.d.R.)

B. Perché i russi si attengono a un modello che non funziona efficacemente?
R. Utilizzano modalità retrograde. All’inizio della guerra ritenevano di favorire un colpo di Stato in Ucraina in pochi giorni.  Non ha funzionato. Le truppe russe sono state fronteggiate con determinazione. (Traduzione letterale dell’espressione utilizzata da Repass: “Le truppe russe se lo sono fatto mettere nel c…; N.d.R.) Hanno trasferito tutta la loro potenza di fuoco, quindi,  a Est e a Sud, utilizzando massivamente l’artiglieria contro gli obiettivi ucraini, distruggendo tutto ciò che incontravano durante l’avanzata. (Con quali tragiche conseguenze per i civili lo vediamo ogni giorno in TV; N.d.R.)  Non si tratta di una guerra di manovra, pertanto, ma di una guerra di logoramento con il fuoco. Esattamente il contrario di ciò che abbiamo in Occidente: eserciti addestrati alla “manovra” (che quindi non prevede il massacro indiscriminato dei civili, N.d.R.)

B. Cosa ne pensa del nuovo comandante russo in Ucraina, il generale Aleksandr Dvornikov?
R. È un esperto della guerra di logoramento. Non è un tipo da guerra di manovra. Farà tutto ciò che ha fatto per tutta la vita: far saltare in aria e distruggere tutto ciò che incontra sul suo cammino e poi inviare le truppe con l’intento di deportare con la forza i cittadini ucraini, stroncando ogni possibile resistenza dal Donbas alla Crimea.

B. Come definirebbe lo stato della guerra a Est ea Sud in questo momento? I russi stanno vincendo?
R. La Russia sta facendo progressi metodici sia nel Nord sia nel Sud. Vogliono anche accerchiare Mykolayiv,  distruggere i difensori e puntare su Odessa, dove  possono giungere solo dopo aver distrutto  tutte le forze ucraine  intorno a Mykolayiv.

B. Perché l’obiettivo è Odessa?
R. Perché senza Odessa l’Ucraina non avrebbe più alcun sbocco sul Mar Nero. La città, inoltre, è anche la porta di accesso alla Transnistria e alla Moldavia.

B. Ritiene possibile un attacco alla Moldavia da parte della Russia? (Ipotesi più volte emersa negli ultimi giorni; N.d.R.)
R. La ritengo una seria minaccia e penso che i russi abbiano gli occhi puntati sulla Moldavia. Se possono prenderla, lo faranno. Per essere precisi, parlano di andare in Transnistria. Se riescono a costruire un ponte terrestre meridionale verso la Transnistria, lo faranno. Ciò li porterebbe alle porte della Moldavia, che ovviamente non sarebbe  in grado di opporsi efficacemente all’invasione.

B. La guerra in Ucraina si sta allargando?
R. È un dato di fatto che la Bielorussia, Stato fantoccio al servizio di Mosca,  sia stato il trampolino di lancio per l’offensiva in Ucraina.  Pur non avendo contribuito con unità militari all’invasione, ha ospitato e supportato le forze russe. Dal suo territorio sono stati lanciati i missili di precisione. I funzionari di Putin hanno anche affermato che il Baltico non ha basi storiche e gli Stati di riferimento sono illegittimi. Hanno detto lo stesso dell’Ucraina, prima della guerra. (A onor del vero anche lo stesso Putin ha detto queste cose, non solo i suoi collaboratori civili e militari, N.d.R.) I tre Stati baltici e la Polonia credono fermamente che saranno  i prossimi obiettivi della Russia, ritenuta una reale minaccia esistenziale. Non esistono prove concrete, del resto, sul fatto che  Putin sia disposto a fermarsi all’Ucraina.

B. Cosa pensa dei continui riferimenti alle armi  nucleari? Ne parlano solo per fare paura?
R. Sì, penso che sia questo lo scopo. Sarebbe diverso se fosse Putin a parlarne. Fin quando ne parla il ministro degli Esteri Lavrov, è tutta un’altra storia. Ritengo che sia solo per “darsi un tono”. I russi, secondo la loro dottrina nucleare e come chiaramente affermato da Putin, userebbero le cosiddette armi nucleari tattiche solo in caso di effettiva minaccia al loro territorio.

B. A seguito dell’affondamento del Moskva, l’incrociatore missilistico che fungeva da nave ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero, pensa che i cinesi stiano valutando l’opportunità di attaccare Taiwan?
R. Non penso. La Russia sta subendo forti perdite da un esercito numericamente inferiore, in un Paese invaso via terra. I cinesi dovrebbero attraversare cento miglia d’acqua per arrivare a Taiwan. Devono considerare, quindi, che l’eventuale attacco sarebbe molto più difficile del previsto.

B. Se fosse al posto di Putin oggi, come si sentirebbe?
R. Probabilmente meglio del giorno dopo l’affondamento della Moskva. Penso che si senta in conflitto con sé stesso e confuso, ma si rende conto che deve andare avanti per ottenere una vittoria. È prigioniero, inoltre, del suo “isolamento mediatico”. Usa raramente Internet da solo e, almeno fino alla fine del 2020, non disponeva nemmeno di uno smartphone. Non ha alcun legame con il mondo esterno e tutte le informazioni gli vengono fornite dalla sua cerchia ristretta o da ciò che legge nei media russi,  controllati dallo Stato e adusi a pubblicare solo “veline”.  Si trova nella stessa situazione in cui si trovano i cittadini della Corea del Nord e non riceve informazioni accurate. (Tipica esagerazione statunitense, che però rende abbastanza bene l’idea: che sia stato ingannato dai suoi collaboratori, anche per timore di riferire esattamente i rischi connessi a un’invasione strutturata in quel modo, è un dato di fatto sul quale nessuno nutre dubbi; N.d.R.)

B. Iniziare una guerra è facile. Le guerre hanno una loro logica. (Altro tipico concetto statunitense, sostanzialmente diverso da ciò che si pensa della guerra in Europa; N.d.R.) Questa guerra, sfortunatamente, potrebbe durare un anno o anche due.
R. Temo che abbia ragione. Questa sarà una guerra struggente e agonizzante se durerà più di un anno e penso che durerà almeno due anni. Ma non possiamo lasciare che entri in una situazione di stallo perché in questo caso Putin rivendicherà il successo seguito da una brutale occupazione del territorio ucraino che controlla.

(Link al testo originale:  What it will take for the Ukrainians to win)

*****
Cosa si può aggiungere a quanto asserito da Repass? Poco o punto. Allo stato delle cose le sue asserzioni risultano inconfutabili. L’Europa, però, ne esce con le ossa rotte perché gli USA guiderebbero l’intero processo di assistenza all’Ucraina, più di quanto non stiano già facendo. Il tono del generale, inoltre, quando cita i Paesi europei che dovrebbero contribuire all’operazione, è quello saccente di chi si pone in un posizione di “superiorità”, di comando. Addirittura non cita l’Italia, il cui esercito è sicuramente più numeroso e meglio addestrato di quello tedesco, con reparti che non sfigurano al cospetto di quelli di qualsiasi altro esercito del mondo. La mancata citazione, quindi, si può ascrivere a un retaggio pregiudizievole tanto ingiustificato quanto fastidioso, che meriterebbe di essere denunciato con fermezza.
In questi ultimi giorni, con riferimento a un buffo personaggio che popola i talk show, il cui nome non val la pena citare, si è parlato in modo ironico del “pensiero laterale”, aggiungendo quindi, stupidità alla stupidità. Il pensiero laterale è una cosa maledettamente seria, invece, e andrebbe “insegnato” a chiunque fosse designato ad assumere importanti decisioni.
In Europa stiamo assistendo l’Ucraina con concreti aiuti e questo è innegabile. Come ben traspare dall’intervista, però, non basta e Repass pensa di “addestrare” quarantamila soldati ucraini, la qual cosa, ancorché valida sul piano concettuale, richiederebbe tempo e quindi un alto costo di vite umane perché, nel frattempo, i russi non se ne starebbero con le mani in mano.
Chi scrive, che il “pensiero laterale” utilizza un giorno sì e l’altro pure, afferma senza tanti giri di parole che si potrebbe fare molto più di quanto suggerito da Repass, utilizzando proprio “soluzioni” scaturite dal pensiero laterale per aggirare l’impossibilità materiale di inviare soldati a combattere. Ogni Paese “occidentale” aderente alla Nato (Turchia esclusa, quindi), ivi compresi quelli che abbiano fatto domanda di adesione, selezioni dei volontari nell’ambito dei rispettivi eserciti. I volontari si dovranno dimettere, diventando quindi dei cittadini comuni. In tal modo potranno arruolarsi nella Brigata internazionale al servizio di Zelensky e, una volta inquadrati nelle Forze armate gestite dallo Stato maggiore ucraino, si troverebbero a combattere con le armi che ben conoscono. Se si riuscisse a mettere insieme almeno centomila uomini comprensivi di tutte le linee gerarchiche, sarebbe tutta un’altra musica. (E sarebbe molto triste se così non fosse, perché in Ucraina stanno combattendo e morendo anche per noi. Sarebbe lecito sperare, pertanto, che il numero possa essere anche superiore). Al termine della guerra ritornerebbero nei quadri precedentemente ricoperti, magari con qualche promozione e decorosi riconoscimenti economici. Questo vuol dire utilizzare in modo sensato “il pensiero laterale”, con buona pace di quel buffo docente che assomiglia a un comico che non fa ridere. E con buona pace anche degli USA, che dovrebbero cedere all’Europa il timone per la tutela della pace nel mondo.

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