LA COSTITUZIONE VA INSEGNATA, NON MISTIFICATA

2 giugno – Caserta – ll Prefetto e alti ufficiali della Brigata “Garibaldi” passano in rassegna i reparti militari

Ieri ho preso parte alla celebrazione commemorativa per il 76° anniversario della fondazione della Repubblica, nell’ambito dei ruoli ricoperti nell’ANB e UNUCI.

Vi era tanta gente, davanti al Palazzo Reale, e ho scattato numerose foto, pubblicate nella pagina Facebook dell’Associazione nazionale bersaglieri – provincia di Caserta.

Ho evitato di fotografare un gruppo di scolari che esponevano un cartello con la frase iniziale dell’articolo undici della Costituzione (L’Italia ripudia la guerra) e una signora, avendo notato che ero passato oltre, mi ha chiesto il perché. (Forse era una docente della scolaresca o la mamma di uno dei bimbi presenti nel gruppo).
Le ho spiegato che quel cartello,  scritto in quel modo,  è “diseducativo” per i ragazzi in formazione, perché offre una visione distorta della realtà e assomiglia alla famosa frase pronunciata  da tutte le “miss” che partecipano ai concorsi di bellezza, allorquando si chieda loro cosa sentano di augurare all’umanità, per un futuro migliore: “la pace nel mondo” rispondono tutte, senza eccezione alcuna.

Non conosco nessuno che non ripudi la guerra e da vecchio soldato addestrato a combattere posso affermare, senza tema di smentita, che sono proprio i militari coloro che la ripudiano più di tutti, ben conoscendone le drammatiche conseguenze.
Le guerre, però, purtroppo, scoppiano da sempre e seimila anni di civiltà non sono riusciti a rendere tangibile quella pace nel mondo auspicata non solo dalle miss dei concorsi di bellezza ma anche da tanti studiosi, filosofi, scienziati, che sulla stupidità della guerra hanno scritto opere stupende.

Insegnare ai bambini, pertanto, che la Costituzione italiana prevede il ripudio della guerra, senza aggiungere il resto, è una cosa tremendamente sciocca e, quando non retaggio di leggerezza, volutamente e “gravemente” fuorviante.
L’articolo undici, infatti,  è molto eloquente: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

Non si muoverà mai guerra a chicchessia, quindi, come purtroppo avvenuto in passato, ma non sta scritto da nessuna parte che se un tiranno qualsiasi ci dovesse attaccare porgeremmo l’altra guancia e gli diremmo: «Prego si accomodi; si prenda tutto il territorio che vuole, dica ai suoi soldati che possono stuprare a piacimento le donne e rubare tutto quello che vogliono nelle nostre case».  Anche se in modo contorto, secondo un italico vizio che non si riuscirà mai a debellare, nella seconda parte, la più importante, si precisa che occorre aiutare chi venga offeso, minacciato o aggredito. Aiutare “anche militarmente”, quindi, perché le limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni non si ottengono con le marce, i raduni festosi nelle piazze e i pellegrinaggi nei luoghi sacri  ma, purtroppo, solo combattendo, soprattutto dopo aver registrato il fallimento di ogni azione “diplomatica”. Questo va insegnato ai ragazzi, chiaramente e senza fronzoli “ideologici”, altrimenti quelli di loro che non dovessero riuscire a sopperire a una cattiva formazione, da adulti diventeranno come quei soggetti un po’ strambi che ogni sera dicono cavolate insulse in TV, magari forti addirittura di titoli accademici, incuranti che in Ucraina è in atto il secondo genocidio, dopo quello perpetrato da Stalin con lo sterminio per fame di oltre dieci milioni di persone. 
Si vis pacem para bellum, dicevano i latini. Non dobbiamo mai dimenticare questo assunto, senza peraltro rinunciare a quello pronunciato da Paolo di Tarso, Spes contra Spem, perché comunque bisogna sempre lottare con tutte le forze affinché in futuro le cose possano realmente cambiare,  nonostante le continue circostanze avverse  attentino quotidianamente a ogni presupposto di speranza.

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