TWITTER: LA BARAONDA DEL LIBERO ARBITRIO

Ercole al bivio, dipinto di Annibale Carracci (1596), raffigurante l’indecisione dell’eroe fra le alternative della virtù e del vizio

Sulla differenza tra libertà e libero arbitrio si sono affannati fior di filosofi sin dall’antichità e pertanto chi avesse voglia di “indottrinarsi” in modo approfondito ha solo l’imbarazzo della scelta tra centinaia di opere disponibili. Qui basti dire che il libero arbitrio consiste nella capacità di decidere liberamente come operare e come giudicare eventi e persone, facendo attenzione a non lasciarsi sopraffare né dai pregiudizi né dai propri convincimenti.  Quando ciò accade, esso si trasforma in tirannide, ossia una delle più schifose forme della condotta umana, minando pericolosamente l’altrui “libertà di pensiero e azione”.

Questa pericolosa deriva del “libero arbitrio” ho avuto modo di riscontrarla e subirla in uno dei più famosi Social network del mondo, specializzato in microblogging: Twitter.

Veniamo ai fatti. Nell’account dal quale risulto “ben identificabile” sia anagraficamente sia professionalmente,  ho pubblicato dei post critici sulla diffusa volontà di approvare la liberalizzazione della cannabis, che trova eco anche in una classe politica sempre più decadente sotto tutti i punti di vista.  Contestualmente ho pubblicizzato il famoso testo di uno dei più grandi psicoterapeuti al mondo, il prof. Claudio Risé: “Cannabis – Come perdere la testa e a volte la vita”.

I post, ovviamente, eccezion fatta per poche critiche espresse civilmente, sono stati subissati di commenti pregni di offese; insulti; volgarità; becera ilarità; accuse di vario genere addirittura relative a mostruosità dell’essere da me sempre combattute in tutti gli ambiti sociali nei quali abbia operato e ancora operi, come facilmente evincibile grazie alla facile e abbondante reperibilità, in rete, di centinaia di articoli. Soggetti di bassissimo livello etico e culturale, quindi, si sono permessi di commentare senza nemmeno accertarsi con chi avessero a che fare. Non solo: in tanti si celavano dietro falsi profili privi di qualsivoglia informazione che consentisse di individuare l’effettiva identità dei titolari, con nomi di fantasia e avatar al posto della propria foto. Uno di loro mi ha addirittura accusato di essere complice della criminalità organizzata che gestisce lo spaccio della droga!

Eccezion fatta per i pochi che avevano mosso critiche anche sciocche e prive di fondamento scientifico, o con i soliti riferimenti redatti ad arte per favorire la liberalizzazione, ma senza prodursi in offese, ingiurie, minacce e volgarità, ho segnalato  “gli account” che, a mio giudizio e secondo il “mio libero arbitrio”, meritavano di essere censurati. La risposta è stata negativa per tutte le segnalazioni: nessuno di loro, infatti (quindi anche i profili non identificabili, dietro i quali si potrebbe celare “chiunque”), secondo le valutazioni effettuate dagli addetti al delicato compito, violava il codice comportamentale e le linee guida del network.

Dopo la notifica mi è stato chiesto di inviare un feed back sulla mancata accettazione dei reclami e ho risposto spiegando, con estrema chiarezza, che non ero assolutamente d’accordo con la loro decisione per i seguenti motivi:

  1. Nessuno ha il diritto di “entrare” in casa d’altri e offendere utilizzando espressioni scurrili e volgari;
  2. Nessuno ha il diritto di “etichettare” le persone, attribuendo loro appartenenze partitiche o di qualsivoglia altra natura magari antitetiche rispetto all’effettivo pensiero;
  3. Criticare è lecito, ma sempre nel rispetto dell’altrui libertà di pensiero;
  4. Per nessuna ragione dovrebbero essere permessi i profili “fake”, che consentono alle persone di offendere impunemente perché non identificabili: se qualcuno si permettesse di accusarmi di cose non vere o di offendere la mia reputazione, potrei avvalermi della facoltà di denunciarlo, cosa impossibile per i molestatori anonimi.

Tutto ciò a prescindere dalle altre gravi distonie evinte nella lettura dei post, anche non strettamente connessi ai miei. Due giorni fa ho pubblicato il post decisamente “ironico” che vedete nella foto, suggerendo per l’ennesima volta la lettura del prezioso saggio di Risé.

Combatto le droghe (tutte!) sin da quando porto i pantaloni corti e ora incomincia a far paura la crescente propensione verso questa pericolosa deriva, protesa alla legalizzazione. Con mia somma sorpresa, questa mattina, mi sono visto bloccare l’account per alcune ore (non ricordo nemmeno quante perché non riesco più a reperire il messaggio) per “istigazione al suicidio!”

Mi rifiuto di commentare “seriamente” questo provvedimento per rispetto della mia dignità e dell’altrui intelligenza: solo un cretino, infatti, potrebbe non cogliere il sarcasmo e la sottile ironia ben armonizzate tra foto e testo, non certo inficiati da quel “Suicidatevi”, utilizzato al posto di “andate a quel paese” per enfatizzare, a mio avviso doverosamente, l’avversione a un’iniziativa molto pericolosa, essa sì portatrice di morte.
La risposta più eloquente, del resto, è offerta dall’articolo di “Milano Finanza” qui lincato, (https://www.milanofinanza.it/news/senza-musk-chi-ci-perde-e-twitter-202207111551008879) nel quale si legge testualmente: “Il social media è troppo politicizzato. La decisione di Elon Musk venerdì 8 luglio di annullare l’acquisto di Twitter è una perdita per il sito di social media e per la libertà di espressione. Gli unici vincitori saranno i progressisti, che appoggiano la censura del sito sulle opinioni non conformi alle loro idee su politica, clima e molti altri argomenti. […] La censura del social media. La crescita degli utenti del sito sta rallentando e Twitter ha perso 1,3 miliardi di dollari negli ultimi due anni, anche se i profitti delle società tecnologiche sono aumentati. Lo scorso febbraio Twitter ha preso in prestito di 1 miliardo di dollari sui mercati privati. Ma il debito sta diventando più costoso e altri pretendenti con i mezzi per acquistare Twitter potrebbero incontrare ostacoli normativi. Musk potrebbe sperare di negoziare un prezzo di acquisto più basso, ma se abbandona definitivamente sarà una perdita per il dibattito politico. I tweet dei conservatori che presentano anche informazioni puramente fattuali su argomenti come i trattamenti Covid e il clima vengono spesso etichettati come disinformazione.
Gli account vengono sospesi senza spiegazioni. Nessuno sa chi siano i maghi dietro le quinte che prendono queste decisioni e Musk dice che consentirebbe un dibattito più aperto”.

Ragazzi di Twitter, mi sa che lo psicologo serve a voi! Sceglietene uno bravo, però, perché siete messi proprio male.

L’articolo è molto chiaro nella sostanza, a prescindere dai termini inappropriati come “progressisti”, per definire l’universo sinistrorso che sta al progresso come un vinello da 90 centesimi sta un Barolo Riserva Monfortino, e “conservatori”, per definire gli antagonisti, nonostante il termine sia ormai obsoleto, dal momento che le persone veramente “sane e sagge” hanno ben poco da conservare e guardano al futuro con lungimiranza e prospettive protese a preservare la migliore “tradizione”, che proprio non va confusa con “il conservatorismo” caro a chi, dal dopoguerra ai giorni nostri, magari predicando bene e razzolando male, ha fatto strame della democrazia e dei diritti dei cittadini, precipitandoci in quella sub cultura che si sta diffondendo a macchia d’olio a livello planetario, anche grazie alla multimedialità.

(Foto che sta avendo ampia diffusione mediatica, soprattutto nei social, in questi giorni)

Il vertice di “Twitter”, quindi, detta una linea “politica”, cosa di per sé già molto grave. Questa linea, poi, soprattutto in Europa, viene osservata da dipendenti che si dimostrano “più lealisti del re”, imprimendovi quel “libero arbitrio” che appaga il loro senso di onnipotenza: il libero arbitrio dei servi, una tra le cose più nefaste che affliggono l’umanità
Le bazzecole di Twitter, comunque, rapportate alla mia persona, sono insignificanti e non mi toccano: ho due blog,  due testate giornalistiche a disposizione che mi consentono di scrivere “ampiamente e liberamente” tutto quello che voglio ed è in arrivo una terza testata che mi vedrà come direttore responsabile.

Il problema, tuttavia, è serio proprio per ciò che ben traspare dall’articolo, perché impatta con la “libertà” di milioni di persone che non sono certo nella mia condizione e subiscono il “libero arbitrio” di un “arbitro” non neutrale, che sospende gli account con modalità dittatoriali. Twitter dovrebbe garantire a tutti la libertà di esprimersi civilmente, censurando chi non sia in grado di rispettare il prossimo e, proprio come ha detto Musk, combattere con maggiore determinazione i profili fake, per buona parte “pilotati” dalla componente più schifosa e marcia della società mondiale. Se questo non accade, è lecito ritenere che di quella componente il vertice di Twitter sia correo.

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