ANCHE PER “TIME” Ѐ ZELENSKY L’UOMO DELL’ANNO!

E siamo in tre: 29 marzo chi scrive, in qualità di presidente di Europa Nazione; 5 dicembre “The Financial Time”; 7 dicembre il più prestigioso settimanale del mondo. Non è poco, ma non è ancora abbastanza per dare forza a quello slogan che abbiamo imparato tutti a pronunciare correttamente: SLAVA UKRAÏNI!

Di seguito l’articolo reperibile nel settimanale “Time” in inglese.

Il processo di scelta della persona dell’anno, chi o cosa abbia maggiormente influenzato gli eventi degli ultimi 12 mesi, nel bene e nel male, può essere angosciante. Come può una persona rappresentare un intero anno? Ci spostiamo verso la luce, raggiungiamo l’oscurità o atterriamo da qualche parte tra i due elementi?

La scelta di quest’anno è stata la più netta che ricordi. Che la battaglia per l’Ucraina riempia di speranza o di paura, Volodymyr Zelensky ha galvanizzato il mondo in un modo che non si vedeva da decenni. Nelle settimane successive all’inizio delle bombe russe, il 24 febbraio, la decisione di non fuggire da Kiev ma di restare e raccogliere sostegno ha acquisito una dimensione fatidica. Dal primo post di 40 secondi su Instagram il 25 febbraio, con il quale dimostrava che egli, i collaboratori, i cittadini di Kyiv stavano bene e ai loro posti abituali, ai discorsi quotidiani pronunciati a distanza, in sedi come il Parlamento, la Banca mondiale e i Grammy Awards, il presidente dell’Ucraina era dappertutto. L’offensiva informativa ha spostato il sistema meteorologico geopolitico, innescando un’ondata di azione che ha travolto il globo.

In un mondo sempre più segnato dalle tante divisioni, vi è stato un subitaneo affratellamento per la causa di un Paese che qualcuno, al di fuori di esso, forse non riuscirebbe a individuare su una mappa geografica. (La gratitudine verso gli USA per il forte sostegno all’Ucraina non può mancare, ma non dimentichiamoci che sempre americani sono, e qualche nota stonata, soprattutto nell’ambito dei soliti pregiudizi su tutto ciò che vada al di fuori del concetto “America first”, è inevitabile, N.d.T.)
Centoquarantuno Paesi dell’ONU hanno condannato l’invasione; solo la Corea del Nord, la Siria, l’Eritrea e la Bielorussia – tutte dittature – hanno votato con Mosca. Le grandi aziende si sono ritirate in massa dalla Russia, cancellando miliardi di ricavi. Il sostegno finanziario, materiale, umanitario e militare è giunto come un fiume in piena. Dappertutto sono stati accolti i profughi.  I ristoratori hanno dato da mangiare agli affamati; i medici hanno prestato soccorso ai feriti, accorrendo in massa lì dove più vi era bisogno di loro. La bandiera dell’Ucraina ha sventolato sui social media: il blu e giallo hanno illuminato i principali punti riferimento delle città, da Tokyo a Sandusky, Ohio.


Lo spirito dell’Ucraina è stato incarnato da innumerevoli individui all’interno e all’esterno del Paese. Molti hanno combattuto dietro le quinte, come Ievgen Klopotenko, uno degli chef più famosi dell’Ucraina, noto per il suo borsch, che ha fornito oltre mille pasti gratuiti al giorno a connazionali rifugiatisi a Leopoli nelle prime settimane dopo l’invasione. «Se hai l’opportunità di mangiare il borsch, significa che sei vivo», dice. Lo chef José Andrés ha servito oltre 180 milioni di pasti gratuiti con la sua World Central Kitchen. Il dottor David Nott, chirurgo gallese, si è recato più volte in Ucraina per formare i medici locali su come curare le ferite di guerra. Julia Payevska, medico, ha curato civili feriti, giorno e notte, nella Mariupol assediata, così come un soldato nemico ferito: quest’ultimo intervento, filmato, le ha consentito di essere rilasciata dai russi che l’avevano catturata e sbattuta in prigione per tre mesi.

Molti i giornalisti che hanno rischiato la vita per raccontare queste storie. «La sfida è trovare un modo per parlarne in modo che il mondo continui a interessarsene», afferma Olga Rudenko, direttrice del Kyiv Independent.

Zelensky si è impegnato al massimo per mantenere gli occhi del mondo sull’Ucraina. L’ex attore ha ben chiaro nella mente quanto l’attenzione sia la valuta più preziosa del Pianeta e ha quasi messo all’angolo il mercato globale. Lo ha fatto attraverso una meticolosa costruzione di immagini, reiterando i suoi accorati messaggi. Schietto, a volte sarcastico, sempre concentrato sul punto focale: «dobbiamo salvare l’Ucraina per salvare la democrazia». In un diverso contesto, con altri alla guida del Paese, dal Parlamento di Kyiv avrebbe potuto sventolare o meno una bandiera russa, ma di sicuro ci sarebbe ancora un McDonald’s vicino alla Piazza Rossa di Mosca, quale simbolo della globalizzazione post Guerra Fredda. (Il giornalista esprime un concetto ben percepibile dal lettore statunitense, un po’ meno dagli europei: senza Zelensky l’unico a rimetterci in tema di libertà e diritti civili sarebbe stato proprio il popolo ucraino, N.d.T.)
Zelensky comandante supremo delle Forze armate, nell’era digitale, ha imposto tanto ai grandi magnati delle multinazionali quanto ai leader politici di tutto il mondo di prendere atto del suo ruolo e di schierarsi, che piacesse loro o meno.

Zelensky si è guadagnato la sua parte di critiche. La decisione di minimizzare la minaccia di invasione, inclusa la mancata condivisione con l’intelligence statunitense che era imminente, ha fatto infuriare molti nel suo Paese. (Non è andata proprio così: come ho scritto in precedenti articoli e come ben precisato anche dal Financial Times, Zelensky ha fatto di tutto per far capire a Putin l’errore che stava compiendo, trovando un muro. Non ci è dato sapere, ovviamente, come siano stati gestiti i colloqui con l’intelligence statunitense, ma non è complicato comprendere che per tutto ciò che era possibile condividere, la condivisione non è mai mancata. Per gli americani, poi, è noto, non è mai abbastanza, ma questo è un altro discorso, N.d.T.) La sfilata di celebrità in visita e gli scatti delle riviste di moda sono serviti per mantenere l’attenzione sulla crisi, ma a volte sono apparsi inopportuni. (Ok, un po’ a tutti piace vedere il pelo negli occhi altrui… con quel che segue. Provi chiunque a mettersi per un solo attimo nei panni di Zelensky, prima di scrivere certe cose, non fosse altro per non inficiare quanto di più bello scritto nello stesso articolo, N.d.T.)  Altri si chiedono se sia abbastanza impegnato per liberare il suo paese dal terrore di Vladimir Putin senza innescare anche la terza guerra mondiale. (Lasciamoli perdere: non sono analisti, ma fan di Putin, N.d.T.) Lo stesso Zelensky riconosce che è troppo presto per dire se i suoi sforzi porteranno al successo. «Più tardi saremo giudicati», dice a Simon Shuster di TIME, in una conversazione di due ore sul vagone presidenziale in viaggio verso Kyiv dopo la visita a Kherson appena liberata. (Forse quest’anno nessun giornalista ha trascorso più tempo con Zelensky e i suoi più stretti collaboratori).

L’impatto di questa storia sul 2022 è l’essenza di ciò che incarna la scelta “dell’Uomo dell’anno”: l’idea che gli eventi fatidici sulla scena globale sono plasmati, nel bene e nel male, dai talenti, dalle priorità, dalle paure e dalle debolezze dei singoli esseri umani. «Non ho votato per lui, ma gli dobbiamo riconoscere che siamo sopravvissuti», dice di Zelensky Alona Shkrum, membro del Parlamento di un partito di opposizione.

Per aver dimostrato che il coraggio può essere contagioso quanto la paura, per aver spinto persone e nazioni a unirsi in difesa della libertà, per aver ricordato al mondo la fragilità della democrazia – e della pace – Volodymyr Zelensky e lo spirito dell’Ucraina sono la Persona di riferimento del TIME per il 2022.

© http://www.time.com – Traduzione e note di Lino Lavorgna

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