Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Lettera aperta ai giornalisti italiani


(In particolare ai responsabili delle testate on line)

Basta spot prima dei video


Cari giornalisti, non tragga in inganno il titolo. La lettera aperta è diretta solo a coloro che esercitano la professione nel pieno rispetto del codice deontologico, che posseggono ancora un cuore e sono in grado di arginare, se vogliono, le ciniche frenesie che sempre producono danni e a volte risultano addirittura destabilizzanti.
I mestatori e coloro – siete in tanti – che provano orgasmi multipli al cospetto di tragedie immani, grazie alle quali sciorinare il talento di cronista, molto spesso presunto, possono passare ad altro, pertanto, perché la lettura risulterà solo noiosa e fastidiosa.
A voi che restate, invece, rivelo subito l’argomento che intendo sottoporre alla vostra cortese attenzione: la pubblicità che precede i video.
E’ ben chiaro che essa è fondamentale. La fruizione dei video on line è gratuita per gli internauti, che possono agevolmente approfondire, quotidianamente, ciò che accade su questo pianeta, trascorrendo qualche ora davanti al PC. Quel servizio comporta lavoro ed è normale che da qualche parte occorra procurarsi la giusta ricompensa. La pubblicità, pertanto, è benedetta, ma va regolamentata. Così come si presenta oggi, manifesta una pericolosa deriva verso forme di distonie sociali che vanno ben oltre la già marcata degenerazione della società post capitalista. Non è cosa da prendere con leggerezza. Assuefare la mente umana a godersi la visione di splendide gnocche, prima di guardare due minuti di video nei quali si vedono dei terroristi che ammazzano una quarantina di persone su una spiaggia, un aereo precipitato dal quale fuoriescono passeggeri in fiamme, un pesante e gigantesco auto rimorchio che invade una corsia dell’autostrada schiacciando delle vetture una dietro l’altra o altre scene più o meno analogamente truculente, determina un’alterazione della psiche che può generare delle gravi psicopatologie, se non proprio in tutti, nella stragrande maggioranza delle persone.
So bene, anche perché con alcuni di voi ne parlo spesso, che siete in tanti a pensarla allo stesso modo, senza avere, però, il potere di intervenire. L’appello più incisivo, pertanto, è rivolto ai vostri direttori ed editori.
Riunitevi, formate una commissione, un gruppo di lavoro che raccolga le risorse migliori e delegate loro il compito di redigere un regolamento.
Tutto sommato non è complicato. Basterebbe disciplinare, ad esempio, i video nei quali si vedono delle vittime, della barbarie umana o dei vari incidenti, eliminando qualsiasi forma pubblicitaria. Per rispetto delle vittime, certo, ma anche dei loro familiari e per conferire “dignità” a uno strumento primario di ogni democrazia: la comunicazione.
Un minimo di buon gusto, poi, dovrebbe imporre l’abolizione degli spot anche ai video che riguardino le autorità religiose, di qualsiasi confessione. Una volta mi è capitato di sorbirmi trenta secondi di ragazze avvenenti alle prese con gli assorbenti, prima di giungere a Papa Francesco che parlava del genocidio armeno. Ecco, prima ancora di poterla definire “cattivo gusto”, questa è pura scempiaggine, alla pari degli accostamenti che, nella loro casualità, risultano grotteschi e inopportuni. (Pubblicità di una compagnia aerea, con le solite bellissime immagini che fanno sognare e subito dopo la videocronaca di un aereo precipitato appartenente alla stessa compagnia)
Concludo con un avvertimento. So già che qualcuno, capace di passare sul cadavere della mamma pur di portare a compimento uno scoop, eludendo l’invito a non sprecare il proprio tempo, è giunto fino a questo punto e ora è pronto a replicare con una deliziosa lezione di giornalismo, con la quale si propone di spiegare che le mie sono scemenze retrograde di uno che non ha capito nulla del mestiere e che le cose possono benissimo restare come sono.
Se la risparmi. A me bastano e avanzano le lezioni ricevute da Uomini e Giornalisti che si chiamavano Nino Tripodi, Pietro Buscaroli, Alberto Giovanni, nonché l’educazione ricevuta dai miei Genitori, che mi hanno insegnato tanto, soprattutto a rispettare il prossimo.

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