UCRAINA: “VERBA VOLANT SCRIPTA MANENT” (A FUTURA MEMORIA)

Ursula von der Leyen indossa un abito con i colori dell’Ucraina

“Oggi abbiamo adottato la raccomandazione al consiglio di dare all’Ucraina una prospettiva europea e lo status di candidato all’ingresso nell’Unione“. Lo ha detto la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen dopo la riunione del collegio. “L’Ucraina ha chiaramente dimostrato l’aspirazione e l’impegno del Paese di essere all’altezza degli standard europei. L’Ucraina è una democrazia parlamentare molto solida, che vanta un’amministrazione eccellente. L’Ucraina ha mostrato di avere un livello di deficit solido prima della guerra, ha già compiuti passi importanti per essere un’economia di mercato funzionale. Molto è stato fatto ma molto lavoro resta ancora da fare per l’ingresso dell’Ucraina in Europa. Ad esempio sulla stato di diritto, la giustizia, la lotta alla corruzione e la rimozione del potere degli oligarchi sull’economia”.

Macron: «Siamo venuti per inviare un messaggio di unità europea verso tutti i cittadini ucraini. Un messaggio di sostegno perché le prossime settimane saranno molto difficili».

Draghi: «Il messaggio più importante è che l’Italia vuole l’Ucraina nell’Ue e vuole che abbia lo status di candidato, e sosterrà questa posizione nel prossimo Consiglio europeo. Zelensky comprende che è una strada fatta di riforme profonde. Siamo a un momento di svolta nella nostra storia: il popolo ucraino difende i valori di democrazia e libertà del progetto europeo, non possiamo indugiare e ritardare il processo, dobbiamo creare una comunità di pace e di diritti».

Chiariamo alcuni concetti fondamentali, perché, soprattutto in Italia, la confusione è ancora tanta, come ben traspare nel post precedente, e un giorno saremo tutti chiamati a rispondere di ciò che diciamo, facciamo e scriviamo in questi tristi mesi che vedono un popolo invaso, vilipeso, massacrato e NON sufficientemente tutelato dalla comunità internazionale.
Le parole pronunciate dai massimi esponenti della politica europea sono chiare, anche se contengono dei “distinguo” che lasciano trasparire quei giochetti dialettici che sarebbe opportuno evitare in momenti come questi.
La strada per l’ingresso dell’Ucraina nell’UE è segnata e su questo nessuno nutre dubbi. Il problema principale è rappresentato dal tempo necessario per espletare le procedure previste dai Trattati e non turbare chi sia in lista d’attesa da molti anni. Diciamo subito a chiare lettere, quindi, che il presupposto di solidarietà nei confronti del popolo ucraino deve trascendere ogni altra esigenza di natura “egoistica” (non solo politica, ma anche economica) e sarebbe un segnale stupendo se fossero i Paesi che aspirino ad entrare nell’Unione i primi a invocare un percorso più agevole e accelerato per l’Ucraina. Sarebbe un bel passo in avanti verso quella unione politica che, necessariamente, dovrà rappresentare il futuro del Continente.
La von der Leyen poteva risparmiarsi la frase sulla corruzione, considerata quella che si registra in ogni Paese dell’Unione e nell’ambito del “suo” stesso Palazzo, non certo immune dai giochi sporchi.
Draghi si è preoccupato di dire che Zelensky non ha chiesto armi. Non sapremo mai con che tono sia stato affrontato l’argomento. È ben chiaro, invece, che senza armi adeguate l’Ucraina sarà occupata dalla Russia e tutte le “chiacchiere” (troppe) fatte nei giorni e nei mesi scorsi, anche se per certi versi ancorate a presupposti sinceri, si tramuteranno in parole al vento.
In Italia sono ancora tante le persone – giornalisti, politici, accademici – che scrivono cavolate insulse per giustificare l’invasione e i massacri di Putin.
Ben vengano le liste di proscrizione, quindi, perché queste persone, che per il ruolo ricoperto non possono beneficare del dubbio della buona fede, sono a tutti gli effetti dei complici di un tiranno. Se fossimo in guerra dovrebbero essere processati come traditori e fucilati nella schiena. Questo non è possibile, ovviamente, ma siano almeno esposti al pubblico ludibrio e appellati con il nome che meritano: canaglie.
Mi chiamo Pasquale Michele Pompeo Lavorgna, detto Lino, alias Galvanor da Camelot l’ultimo cavaliere errante e prendo nettamente le distanze da chiunque non manifesti piena, totale e indiscussa vicinanza al popolo ucraino e al suo fantastico leader, adducendo ragioni che, anche quando esprimessero larvati concetti di verità sulle colpe dell’Occidente per la sua storia passata, in questo momento sono inaccettabili e vanno respinti a priori, senza nemmeno confutarli. Chi abbia onorato onestamente il proprio ruolo sociale, in qualsiasi campo, soprattutto in quello mediatico, politico, accademico, potrà sempre facilmente dimostrare di aver oculatamente distinto in ogni circostanza il grano dal loglio relativamente alle “gravi colpe” che hanno segnato la storia occidentale…. dalla fondazione di Roma in poi. Ho l’onore e il privilegio di far parte di questa categoria e “carta canta”. Parlare ora solo del “loglio”, invece di “stringerci a coorte” per difendere i nostri valori più sacri e nobili, è da infami. E’ anche da cretini, ma i cretini non contano e loro non sono nemmeno degni del pubblico ludibrio.
A futura memoria, nel rispetto degli insegnamenti di vita ricevuti innanzitutto dai miei Genitori.

*****
ONORE AI VALOROSI SOLDATI UCRAINI, ONORE AI VALOROSI COMBATTENTI DELLA BRIGATA INTERNAZIONALE, DA QUALSIASI PARTE PROVENGANO. ONORE AI MIEI CONNAZIONALI, CHE CON LA LORO PRESENZA RISCATTANO, IN QUALCHE MODO, LA VERGOGNA CHE TRASPARE DALLE STATITISCHE UFFICIALI, CHE CI VEDONO COME I MENO SOLIDALI CON CHI STA TRASCORRENDO I GIORNI PIÙ TRISTI DELLA PROPRIA VITA. (SOLDATI UCRAINI PARLANO DEI VOLONTARI ITALIANI)

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