Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

PAGINA DI DIARIO – “UN VOLTO X FOTOMODELLA 2003” – 3° GIORNO

Lino Lavorgna

Lino Lavorgna


Il giorno della finalissima. Le ragazze, di buon mattino sono già al trucco. Alle 10 è prevista la passerella al cospetto dei giurati, diretti da Renato Balestra.
Faccio una scappatella veloce a Napoli: dopo tutto ho un lavoro che ho completamente trascurato, in questi giorni, e torno in albergo quando già la settima ragazza è stata esaminata.
Pasquale di Rete4 non perde occasione per dire stupidaggini e, sinceramente, non capisco perché Dino si ostini ad offrire spazio a siffatti personaggi.
Gianni Saja coordina le uscite delle ragazze e la sua professionalità spicca in modo così marcato, da costituire un costante punto di riferimento per tutti.
Osservo attentamente i giurati e cerco di capire il loro orientamento. Mi seggo (caro computer, è inutile che ti affanni a segnalarmi errori e a sputare sentenze: seggo è meglio di siedo e non è affatto arcaico; chi ha stilato la nota, casomai, è un somaro presuntuoso) nel primo spazio vuoto dell’immenso tavolo disposto a ferro di cavallo e capito affianco ad un tizio a me ignoto, che cerca di assumere, senza fortuna, un’aria disincantata. Sbircio i suoi voti e mi rendo conto che il suo non è solo un problema di vista…
Esco dall’immenso salone e lascio i giurati al loro stressante compito. Spero solo che facciano in fretta, in modo da potermi dedicare con calma alla stesura degli articoli.
Roberto mantiene il controllo dell’apparato, ma è evidente che a mano a mano che passano le ore la tensione monta. Dino si vede a tratti e dà ordini a destra e a manca. Franco regge bene lo stress ed anche Annalisa si mostra imperturbabile, anche se sorride meno del solito; Grace, invece, è visibilmente contrariata e alterna al frenetico lavorolunghe pause meditative. Un periodo di crisi capita a tutti. Passerà. Non si vede Dino Giordano, invece, che evidentemente intende fare sul serio questa volta. In albergo non vi sono né Sonia né Anthony e, pertanto, trovo agevole occupare il loro ufficio per redigere gli articoli e inviarli ai giornali. I risultati mi vengono consegnati intorno alle 15,30 e tutti mi fissano per cercare di capire qualche dato, attraverso mie eventuali espressioni. L’unica che osa chiedermeli è Maria Fronda, pur sapendo bene che non glieli avrei comunicati.
Spedisco l’ultimo e-mail verso le 20,30. Dopo una veloce sistemata m’incammino verso Palazzo Reale. In auto con me vengono Maria, il marito, Katiuscia, Andrea “la peste” e la loro amica marchigiana. Nel breve tratto Maria mi rivela un po’ di notizie amalfitane: nulla è cambiato rispetto al passato, eccezion fatta per alcuni vecchi protagonisti della scena pubblica, messi a riposo dal fluire del tempo.
Una leggera pioggerellina ci fa venire i brividi. Come d’incanto appare un venditore di ombrelli ed io ne acquisto uno: l’aria è freddina e umida. Speriamo bene. Dino guarda ripetutamente verso il cielo alla ricerca della sua stella: se compare,dice, tutto andrà bene.
Compare. La pioggia scema. Si parte.
Quarantanove infreddolite fanciulle in erba, (Oddio, vi è anche qualcuna un po’ meno fanciulla e già dedita ai pascoli di grande lignaggio) si producono nella loro prima uscita, abbastanza veloce, e lasciano la scena a Francesca Fabbri Fellini e a Salvatore Calise.
I giovani di oggi, lo sappiamo tutti, amano vestire in modo informe, che è cosa diversa dal casual. Un abbigliamento informe è proprio brutto, fastidioso alla vista, anche se lo si nota per strada, in un bar. Lo si rispetta certo, ma non si può fare a meno di pensare quali siano i processi psicologici che inducono una ragazza, a volte carina, ad indossare una brutta gonna grigia su pantaloni ancora più brutti, magari di colore beige o marrone, con scarpe di ginnastica o orribili scarponcini e t-shirt su maglietta a maniche lunghe, con contorni di piercing vari in bella mostra dappertutto.
Non è questo il momento per disquisizioni approfondite, ovviamente, ma pensavo proprio a queste cose mentre osservavo gli ospiti, canori e non, che si alternavano alle candidate.
Se l’abbigliamento e i modi informi subiti per strada, infatti, sono facilmente sopportabili, ritengo si sia passata abbondantemente la misura consentendo ad artisti (ma più delle volte a presunti tali) di esibirsi davanti ad un folto pubblico vestiti come se si dovesse togliere l’immondizia dal giardino.
Caro Roberto, a scanso di equivoci, nessun appunto a te! Del resto ne abbiamo parlato e tu hai osservato che se lo permettono a San Remo, non te la senti certo di andare contro corrente. Beh, io me la sento, e alle mie serate se degli ospiti volessero esibirsi con scarpe di ginnastica e stracci indosso, non lo permetterei. Spiegherei loro, pacatamente, concetti di etica e di estetica, tanto di carattere generale quanto legati prettamente al mondo dello spettacolo. Perché è proprio questo il punto: oggi manca il rigore professionale e si concede troppo, sia sul fronte professionale sia su quello comportamentale. Il rap può piacere o non può piacere: a me non piace, ad esempio, pur rispettando molto i rapper statunitensi. Ma questi pseudo DJ italiani che ci propinano le loro masturbazioni cerebrali non sono dei rapper: sono solo dei poveracci senz’arte né parte. E noi adulti siamo ancora più colpevoli, se consentiamo loro di cullarsi nella loro illusione.
Discorsi fuori tempo? No, mi dispiace. Discorsi attualissimi. Il buon gusto non ha età. E se questo è il tempo del cattivo gusto, “è questo tempo” che va corretto. Una donna che si mostri in scena con camicetta attillata trasparente e seno in bella mostra, gonna corta ben abbinata e scarpe con tacco o stivaletti, può definirsi “un’artista emancipata e sexy, padrona di sé”; ma una donna che sotto la camicetta trasparente indossi un orribile jeans slabbrato e scarpe da ginnastica, beh, per decenza non dico a chi assomigli, limitandomi ad affermare solo che offende parecchio il buon gusto e il senso estetico di chi la osservi.
E in quanto ai comici, o presunti tali, proprio non capisco cosa vi sia da ridere ascoltando turpiloqui e parolacce a profusione.
E il primo che afferma che sono fuori tempo, sarà sfidato a lotta libera. Se perde, paga la cena.
Vince Giusy Marino, 16 anni, di Aversa. Fa capo all’agenzia di Dino Giordano. Sono felice per lui.
A Roberta e Lidia non mancheranno le occasioni per mettersi in mostra.

© Lino Lavorgna, 13 Settembre 2003

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