Galvanor da Camelot (Lino Lavorgna)
Ho teso corde da campanile a campanile, ghirlande da finestra a finestra, catene d'oro da stella a stella, e danzo. www.lavorgna.it

Crisi: effetti collaterali

Crisi


Dal 2008 tutta l’informazione è tarata sulla crisi economica, che sta plasmando il mondo su nuovi “disvalori”. Come zombi stiamo procedendo verso l’abisso confondendo “l’effetto” con “la causa”, perdendoci nella ricerca di soluzioni impossibili perché esulano dal vero problema, quando non propriamente espressione di una consapevole ipocrisia.
La crisi economica è una “conseguenza” della “crisi dei valori”, che ha radici antiche, salvo esplodere in modo incontrollabile con la degenerazione del capitalismo, contenitore palese ed occulto di tutti i germi che avrebbero determinato la disgregazione etico-sociale tuttora in atto.
Il processo di disgregazione dell’Occidente, del resto, era inevitabile alla luce di una ciclicità che per René Guenon ha inizio nel VI secolo A.C., o addirittura seimila anni fa, se comparato al ciclo dell’umanità terrestre contemplato nella dottrina Indù, che prevede un oscuramento progressivo della “spiritualità primordiale”, proiettandoci, attualmente, nell’età oscura (kali-yuga).
Fino alla metà degli anni settanta del secolo scorso era possibile affrontare ogni “crisi”, anche di natura economica, con una dicotomia speculativa che contrapponeva, in modo egregio, al pur marcato manicheismo, “contenuti culturali” di rilevante spessore.
Oggi ciò è più complicato perché l’elemento “materico” ha soppiantato in modo totale quello “spirituale” e pertanto la stragrande maggioranza delle persone avverte con fastidio tutto ciò che esula da una dialettica prettamente “economicistica”, senza rendersi conto che in tal modo si tenta di navigare l’oceano con una imbarcazione adatta al massimo ai placidi fiumi.
Il processo di disgregazione è gravissimo perché coinvolge, in massima parte, le nuove generazioni, creando i prodromi di un futuro nuovo ordine mondiale mancipio di ogni componente “spirituale” e lasciandolo preda di quelle nefaste rappresentate dagli integralismi religiosi, i cui effetti devastanti, mai assenti nella storia dell’umanità, stanno proliferando in modo massiccio e incontrollato.
Io stesso, mentre mi accingo a scrivere ciò che segue, avverto (ed è gravissimo!) una sorta di “titubanza” , avendo piena consapevolezza che i concetti espressi potranno “scivolare addosso”, senza suscitare alcun interesse o spinta riflessiva.
Cionondimeno vado avanti, perché “il lasciar correre” sarebbe ancor più grave di un adeguamento alle mode imperanti, che impongono un’analisi fuorviante delle varie problematiche sociali, per nulla costruttiva o risolutiva.
Vedo una marcata “aridità” in frotte di giovani anche culturalmente preparati. Un’aridità dello spirito che riflette l’assoluta mancanza di stimoli “nobilitanti”. Dovendo sorvolare per forza di cose sulla consistente massa che si perde nel vacuo, nei falsi miti del divertimento sfrenato come rimedio nichilista al vuoto esistenziale, l’aridità che preoccupa è quella di coloro che riescono a concludere, anche egregiamente, un percorso formativo, senza però corroborarlo adeguatamente di contenuti. La musica classica non affascina le nuove generazioni; non parliamo della poesia. Qualsiasi espressione artistica vige in uno stato di profonda crisi creativa e tutto è contaminato, quando va bene, da una mediocrità deprimente.
Basta leggere i testi delle canzonette che piacciono tanto ai ragazzi per rendersi conto dell’approssimazione, dell’incapacità a far sgorgare qualcosa che rifletta veramente uno stato d’animo, poi sublimato da adeguate note musicali. Coloro che hanno nulla o poco da dire, ma vogliono “emergere”, si buttano a capofitto nel “rap”, che assicura un discreto successo grazie al vuoto esistente, che comunque deve essere riempito in qualche modo.
Il quadro è desolante e non s’intravedono vie di uscita, anche se è lecito sperare nel contrario. Dopo tutto proprio René Guenon, citato all’inizio di questo articolo, ebbe a dire che “se il mondo moderno subisce una crisi, a breve scadenza dovrà inevitabilmente sopravvivere un mutamento di orientazione”. Il termine stesso “crisi”, del resto, ci ricorda Guenon, ingloba nella sua etimologia – “decisione” – una componente “risolutiva”. E’ lecito “sperare”, quindi, che al di là di ogni umano sforzo, di ogni spinta positiva e negativa in un senso e nell’altro, la “crisi” debba essere “superata”. Giusto per dovere di cronaca dobbiamo precisare che René Guenon ha scritto le sue teorie sulla crisi del mondo moderno nel 1927 e da allora, ahimè, le cose sono solo peggiorate, a riprova che nel “kali-yuga” siamo ancora immersi in pieno, ben distanti dal confine con la nuova fase. Ma non disperiamo. Nel frattempo, cari giovani, se potete, “ritemprate” il vostro Spirito. Sarà un bene per tutti e servirà a quelli di voi che un giorno prenderanno il potere.
(Lino Lavorgna)

Annunci

Nessuna Risposta to “Crisi: effetti collaterali”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...